Provo a descrivere sinteticamente il mio percorso nel mondo del tango in modo autobiografico; la consuetudine di scrivere il curriculum in terza persona (oggi) mi sembra inutilmente formale.
Sin dalla giovanissima età ho sempre praticato con assiduità sport ed altre discipline fisiche. Così, nel 2002, quando ho iniziato a ballare il tango (sotto la guida dei maestri dell’Associazione Tangare di Roma), avevo già un buon controllo del corpo e dei movimenti. Allora non c’erano tante occasioni per studiare e così cercavo di seguire tutti gli stage tenuti da maestri qualificati a cui mi era possibile partecipare. Non badavo molto allo stile, anche perché non c’erano tante possibilità di scelta. Ho studiato con moltissimi maestri che non ha senso ora elencare, ad eccezione di quelli per me più importanti e con cui ho avuto il piacere di studiare ancora negli anni successivi, come Javier Rodriguez, Pedro “Tete” Rusconi o Natacha Poberaj. L’incontro con i primi maestri di tango milonguero (Cacho Dante, Rosana Devesa, Susana Miller, Tete, ecc.) fu per me particolarmente significativo. Mi affascinava l’abbraccio e la dimensione sociale, elementi in genere trascurati dai maestri con cui avevo studiato in precedenza. Nel 2006 seguii a Roma un corso intensivo di tango milonguero tenuto da Tete, Milva Bernardi e Maxi Gluzman. Questa fu una tappa molto importante del mio percorso sia perché conobbi Milvai e Maxi, con cui avrei studiato ancora molto negli anni successivi, sia perché attraverso i loro suggerimenti si aprii una finestra sulle infinite possibilità e sfumature del tango milonguero. Da allora i miei interessi sono gravitati insistentemente sul tango sociale, approfondendone gli aspetti tecnici, musicali, culturali, sociali e didattici, prima in Italia e poi a Buenos Aires. Nonostante abbia continuato e continui a studiare con molti maestri, dal 2006 ho seguito con più costanza gli insegnamenti di Maxi e più recentemente anche quelli di Juan Manuel Suarez.
Allo studio, continuo e assiduo, ho sempre affiancato l’entusiastica partecipazione alla vita della milonga; non è infatti possibile comprendere l’essenza e l’intima armonia del tango sociale al di fuori della milonga. E’ nella socialità della milonga che si annullano tutte le differenze stilistiche e che ogni buon milonguero trova il suo proprio tango.
A Bari, mia città natale, il tango approdò timidamente verso la fine degli anni ’90 ma quando iniziai io a ballare era ancora in una fase embrionale. Così la decisione di iniziare già dal 2005 ad insegnare, con relativamente pochi anni di tango alle spalle (ma con pregresse e consistenti esperienze didattiche in altri ambiti), rispondeva all’esigenza di far crescere una comunità ancora troppo piccola. La scelta poi di insegnare tango milonguero fu dettata dal desiderio di dare un’impronta sociale al tango locale e di proteggerlo dalla dilagante influenza del tango da spettacolo (il più delle volte presentato come tango salon), a Bari come nelle altre città d’Italia. Ovviamente, nell’insegnamento come nel ballo, si migliora col passare del tempo; oggi faccio tesoro delle esperienze didattiche maturate in questo periodo. Negli ultimi anni ho insegnato anche a Taranto, Lecce e solo sporadicamente in altre regioni. |
Mi sono avvicinata al tango nel 2006 seguendo alcuni corsi locali tenuti a Taranto, mia città natale. In precedenza avevo sempre praticato attività sportive, con un percorso che è partito dalla ginnastica artistica sino ad arrivare all’aerobica che ho praticato a livello agonistico ed ho insegnato a Taranto e Roma. L’incontro con il tango, che avevo sempre desiderato, mi segnò profondamente sia per una nuova sensazione di benessere interiore sia perché esaltava la mia femminilità.
Tuttavia a Taranto non c’erano molte occasioni per coltivare la nuova passione e così iniziai a frequentare anche la comunità di tango di Bari. Qui scoprii e rimasi affascinata dalla dimensione sociale del tango e nel 2008 iniziai lo studio del tango milonguero con Massimo Terzi e Susana Di Donato. Perfezionai il mio tango sotto la guida di diversi altri maestri (Annamaria Ferrara e Osvaldo Roldan, Juan Manuel Suarez, Romina Godoy e Leandro Palau, Roxana Suarez e Sebastian Achaval,ecc.); ognuno mi ha lasciato qualcosa ma quelli che maggiormente hanno segnato il mio percorso, per intensità e continuità, sono stati Maxi Gluzman e Susana Miller.
Rispetto ai primi anni di studio, quando cercavo l’eleganza del movimento come sola espressione individuale, avvicinandomi al tango sociale ho scoperto la piacevolezza della connessione nella coppia di ballo e l’eleganza del movimento che ne scaturisce. Questo percorso, dall’estetica al piacere del ballo, è avvenuto parallelamente all’evoluzione dell’abbraccio, da spigoloso e impostato a condiviso e comodo.
Questi presupposti continuano ad essere il fulcro della mia ricerca e anche del mio insegnamento. Dal 2009 infatti ho iniziato a insegnare con Massimo Terzi a Taranto con l’intento di portare il tango sociale nella mia città; l’anno passato ho insegnato anche a Lecce in collaborazione con la locale associazione Beltango.
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